Coopera 2022, a Roma il 23 e 24 giugno per la Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo
Ruoterà attorno a cinque decisive P la seconda edizione di Coopera, la Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo in programma il 23 e 24 giugno all’Auditorium della Conciliazione di Roma. A scandire confronti e discussioni, all’interno dei diversi panel in programma, saranno infatti le P di Pace, Persone, Prosperità, Pianeta e Pace. Cinque grandi categorie tra loro intrecciate che nel loro insieme, idealmente, daranno la misura dello stato della cooperazione allo sviluppo e delle strade che si prospettano anche alla luce di due eventi che hanno segnato gli ultimi due anni: la pandemia e il conflitto in Ucraina.
Per due giorni a Roma si riuniranno tutti i protagonisti della Cooperazione Italiana e a dare la misura dell’importanza dell’evento è la presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella che aprirà i lavori dei Panel e dei numerosi eventi collaterali. Oltre alle conferenze principali, la due giorni sarà caratterizzata dai Coopera Talk, interventi rapidi e incisivi che apriranno e chiuderanno i panel principali, focalizzandosi su esperienze, idee e protagonisti più specifici. Diversi poi i Side Events che spazieranno dal ruolo delle religioni nel raggiungimento dell’Agenda 2030 all’Impact Financing, passando per la Coerenze delle Politiche di sviluppo e il ruolo del settore privato.
Cooperanti, volontari, esponenti delle università e del mondo imprenditoriale potranno affrontare con i massimi rappresentanti delle Istituzioni italiane ed internazionali i principali temi d’attualità: dall’emergenza alimentare alla povertà, passando per guerre ed emergenza climatica, pandemie, diseguaglianze, e negazione dei diritti umani. Nei due giorni di incontri, interverranno, tra gli altri, il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e la Vice Ministra degli Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale, Marina Sereni, il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin (tbc), la Commissaria Europea per le Partnership Internazionali, Jutta Urpilainen, la Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, il Ministro dell’Economia e delle finanze, Daniele Franco.
Coopera 2022, però, sarà prima di tutto il luogo di incontro e dialogo tra tutti i protagonisti del sistema della cooperazione italiana in ambito internazionale e nei contesti multilaterali. Un’occasione per riunire una rappresentanza di quelle migliaia di italiani che, in Italia e nel mondo, ogni giorno si impegnano per portare aiuto nelle emergenze, per costruire progetti di sviluppo sostenibile, per far crescere il peso delle comunità locali, per promuovere diritti e opportunità per le donne e i giovani nei Paesi a più basso reddito, per prevenire i conflitti.
Coopera 2022 è aperta al pubblico e per partecipare agli incontri principali e ai vari side-event è sufficiente registrarsi online.
GIOVEDÌ 23 GIUGNO
Registrazione
Intervento del Signor Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Saluto di apertura del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin
Video introduttivo
Intervento del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio
Moderatrice: Monica Maggioni
Interventi di
Pausa
Coopera Talk | Luca Attanasio: un ambasciatore di pace Condotto dal giornalista Luca Attanasio
Moderatrice: Maria Cuffaro
Coopera Talk | Il ruolo delle donne per una pace inclusiva e sostenibile: il Network delle Mediatrici nel Mediterraneo (MWMN). Condotto dalla Presidente di WIIS Italy, Loredana Teodorescu, e dalla Direttrice di March-Lebanon, Lea Baroudi
NOTE DI INQUADRAMENTO
Il mondo è sempre più insicuro. Nel decennio intercorso tra il 2010 e il 2020 il numero dei conflitti è triplicato su scala globale, con una crescita del livello di violenza generato anche dalla proliferazione di organizzazioni armate non statali, la cui agenda con il tempo tende a confondere motivazioni politiche con scopi puramente criminali.
Il rispetto dei più elementari principi di diritto internazionale umanitario si è gravemente eroso, come si è visto anche in occasione dell’attacco della Russia all’Ucraina. Sono situazioni che pongono sfide ricorrenti e difficili all’azione di cooperazione e che rivestiranno sempre maggiore importanza nel futuro.
Alle crisi derivanti dai conflitti di origine interna, ormai da oltre un decennio all’attenzione della comunità internazionale, si è aggiunto il ritorno (in Europa) di una guerra tra Stati, con lo sfondo preoccupante di una rinnovata competizione geopolitica tra grandi Potenze.
Vecchie e nuove tendenze rischiano di rafforzarsi a vicenda. La fragilità derivante da conflitti interni, colpi di Stato, instabilità delle istituzioni e insufficienze nella “governance” si salda agli effetti negativi dei “nuovi” conflitti sulle catene di approvvigionamento e sui flussi commerciali, non solo riducendo ulteriormente la possibilità per le aree più povere del pianeta di uscire dalla dipendenza, ma alimentando la possibilità che anche Paesi a medio reddito vengano trascinati verso il basso.
Le ripercussioni globali di crisi che nascono come locali sono particolarmente evidenti oggi, con il forte pericolo di insostenibili aumenti dell’insicurezza alimentare derivanti dalla guerra mossa dalla Russia all’Ucraina. Un danno doppio, se si pensa che la soluzione a questo problema è ulteriormente complicata dalla competizione di narrative opposte, che hanno come obiettivo governi e opinioni pubbliche dei Paesi colpiti dalle conseguenze. Ma già gli effetti della fragilità sugli spostamenti forzati delle popolazioni colpite, accresciuti dai nuovi bisogni generati dalla guerra in Ucraina, avevano rappresentato una chiara manifestazione della tendenza delle crisi contemporanee a generare conseguenze su vasta scala.
In definitiva, le interdipendenze di un mondo iper-connesso e globalizzato alimentano la possibilità di “trasmissione a distanza” delle crisi. La reazione a queste dinamiche, già accentuata dalla risposta alla pandemia da Covid-19, rischia di produrre nuove, perniciose chiusure.
Il mondo della cooperazione è per natura aperto e orientato al dialogo, e considera le interdipendenze positive un fine da perseguire, e non una fonte di indesiderate vulnerabilità. In questo contesto, acquista ancora più valore la riflessione su quale contributo la cooperazione può dare al ripristino di un ordine internazionale in cui prevalga la pace, nel rapporto tra le nazioni come all’interno di esse.
Da tempo, le analisi su questi temi hanno mostrato come – per quanto non sia sempre agevole capire a pieno le cause dei conflitti, e ancor meno come prevenirli – vi è ragionevole certezza sul fatto che la loro ricorrenza è molto più probabile se i processi di pace non si accompagnano a iniziative volte a favorire lo sviluppo sociale ed economico dei Paesi coinvolti.
La stessa attività di assistenza umanitaria, oltre a adempiere al suo compito primario di portare sollievo alle popolazioni colpite da emergenze e conseguenze dei conflitti, è chiamata a collaborare allo sforzo di impedire di ritrovarsi nella “conflict trap”, attraverso misure di protezione e rafforzamento della resilienza delle società investite dalle crisi.
Da una parte dobbiamo dunque chiederci se riusciamo a portare sollievo nelle situazioni di emergenza, attraverso quali canali lo facciamo e quanto spazio viene concesso agli interventi umanitari nei conflitti di oggi. Dall’altra occorre operare per integrare l’intervento di prima emergenza con azioni volte a rafforzare la resilienza delle comunità locali, anche attraverso iniziative di peacebuilding a livello di comunità, per offrire una prospettiva di sviluppo rispettosa dei diritti umani e dell’ambiente, e dunque inclusiva e sostenibile.
Pausa
SALA CHORUS
Side Event: “Educazione alla Cittadinanza Globale: un Piano di Azione Comune”.
Promosso da AICS.
SALA PLENARIA
Side Event “Pace, Emergenza e Sviluppo”.
Promosso da AOI in collaborazione con CINI, Link 2007 e Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile
Pausa
SALA CHORUS
Side Event ISPI – Religioni e Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: Perché è importante.
Promosso da ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), Notre Dame University – Keough school of Global Affairs, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, The International Partnership on Religion and Sustainable Development (PaRD)
ORE 15:00 -16:30
PRIMA PARTE
Una mobilità umana sostenibile dalla gestione delle crisi all’accoglienza dei migranti
Coopera Talk | Il ruolo delle Diaspore nella Cooperazione
Condotto dalla Vice presidente dell’Associazione QuestaèRoma, Susanna Owusu Twumwah
Moderatrice: Lucia Goracci
Cerimonia di consegna del Premio Paolo Dieci 2022 per il partenariato tra OSC e Diaspore. Promosso da Link 2007 e Associazione Le Réseau, insieme a CISP. Presidente della giuria, Maura Viezzoli (Presidente CISP e Direttivo Link 2007); membro della giuria, Roberto Natale (Rai per il Sociale); membro della giuria, Cleophas Adrien Dioma (Presidente Le Réseau). Rappresentanti delle tre associazioni finaliste: Associazione Ingegneri Africani; TAMAT; Tetezana Onlus
NOTE DI INQUADRAMENTO
Il tema della mobilità umana rappresenta una realtà multidimensionale che influisce sullo sviluppo umano, socio-economico e politico dei Paesi di origine, di transito e di destinazione e che richiede pertanto politiche coerenti ed omnicomprensive tanto a livello nazionale quanto a livello globale.
Nel 2020, secondo una stima dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, i migranti sono stati oltre 280 milioni nel mondo, circa il 3,6 % dell’intera popolazione mondiale, mentre si stima che gli sfollati interni nel 2021 siano stati circa 60 milioni. Le ragioni alla base di tali flussi sono numerose ed al centro di un ampio dibattito accademico. Sebbene oltre l’80% dei migranti siano regolari, vi sono oltre 30 milioni di rifugiati che scappano da guerre e conflitti e, ad essi, si aggiungono i migranti climatici, allontanati dalle loro terre a causa del riscaldamento globale e dei conseguenti fenomeni climatici estremi, e i migranti economici, che cercano migliori opportunità di lavoro e di vita lontano dalla povertà. Migranti, rifugiati, richiedenti asilo e sfollati inoltre sono spesso esposti a rischi di violazione dei loro diritti (tratta, traffico di esseri umani, violenza e sfruttamento, privazione della libertà individuale), in particolare le donne, i minori e le persone con disabilità.
Dinnanzi alla complessità di tale fenomeno, l’Agenda 2030 afferma la necessità di attuare uno sforzo congiunto delle politiche e degli attori di pace e sviluppo per rafforzare il contributo positivo dei migranti ad una crescita inclusiva e ad uno sviluppo sostenibile e promuovere flussi migratori sicuri, regolari e ordinati, garantendo il pieno rispetto dei diritti umani e il trattamento umano dei migranti,
a prescindere dal loro status, rifugiato o sfollato. Parimenti il Consenso europeo per lo Sviluppo ribadisce l’importanza di una strategia europea caratterizzata dalla coerenza delle politiche in materia di pace e sicurezza, migrazione, commercio, ambiente e cambiamenti climatici, assistenza umanitaria e cooperazione allo sviluppo. Le politiche adottate a livello europeo e nazionale devono quindi necessariamente includere in maniera trasversale la dimensioni economica, sociale e ambientale dello sviluppo sostenibile, devono essere volte prevenire conflitti e violenza e devono basarsi su partenariati solidi tra Paesi di origine, di transito e di destinazione con i Paesi terzi. Per affrontare la questione migratoria è essenziale quindi riconoscere il complesso nesso bidirezionale tra migrazione e sviluppo con la consapevolezza che può efficacemente contribuire a depotenziare i fenomeni legati alla tratta di esseri umani e ad evitare i rischiosi percorsi dei flussi irregolari.
L’Italia è particolarmente impegnata nell’attuare politiche trasversali che affrontino il fenomeno migratorio in maniera diretta e trasversale, promuovendo lo sviluppo sostenibile dei Paesi di origine e transito, aiutando questi ultimi nel contrastare l’immigrazione irregolare e nel tutelare le persone più vulnerabili (come le donne e i bambini) e fornendo sostegno alle comunità di accoglienza dei Paesi di transito.
Inoltre, sul territorio nazionale, l’Italia si adopera per garantire condizioni di accoglienza rispettose dei diritti umani garantendo l’accesso all’istruzione e alla formazione professionale, favorendo l’integrazione dei migranti nelle comunità ospitanti ed attuando iniziative di reinsediamento nei Paesi di origine su base volontaria, in maniera tale da permettere la messa a valore delle competenze acquisite nella prospettiva offerta dalla mobilità circolare.
In questo modo, ci si impegna a massimizzare i benefici della migrazione regolare per promuovere congiuntamente lo sviluppo sostenibile dei Paesi di origine, di transito e di destinazione. Questi benefici, che spesso hanno ridefinito il rapporto di numerosi Paesi con le rispettive diaspore, includono principalmente le opportunità economiche offerte alle comunità locali dalle rimesse dei migranti, la spinta imprenditoriale favorita dal trasferimento delle competenze e l’influenza socio-politica.
ORE 16:30 – 18:00
SECONDA PARTE
Oltre la pandemia. Partenariati per la Salute Globale
Coopera Talk | Assicurare un supporto mentale e psicosociale di qualità attraverso approcci innovativi e scalabili
Condotto dalla Resource Mobilisation Advisor per il “Global Programme on MHPSS” di SOS Villaggi dei Bambini, Jessica Colombo
Moderatrice: Azzurra Meringolo Scarfoglio
NOTE DI INQUADRAMENTO
La pandemia da Covid-19 e le sue molteplici conseguenze in ambito sanitario, sociale ed economico hanno reso ancor più evidente quanto sia fondamentale per tutti i Paesi fare affidamento su sistemi sanitari efficienti, accessibili a tutti e di qualità. L’ambizioso Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 3 previsto da Agenda 2030 e volto a raggiungere una copertura sanitaria universale entro il 2030 sembra essere quanto mai divenuto un imperativo globale. Il suo conseguimento è legato a investimenti e politiche nazionali e internazionali in grado di rafforzare i sistemi sanitari nazionali e locali e le capacità di Prevenzione, Preparazione e Risposta (PPR) dei Paesi ad eventuali nuove emergenze sanitarie. Il multilateralismo e i partenariati globali, in grado di coinvolgere in maniera coordinata e sinergica governi, società civile, organizzazioni internazionali, settore privato e comunità e aumentare le risorse stanziate a favore della sanità, sono diventati cruciali per la salvaguardia della salute come bene pubblico globale.
Attualmente, almeno la metà della popolazione mondiale non ha accesso ai servizi sanitari di cui ha bisogno, ogni anno circa 100 milioni di persone cadono in condizioni di estrema povertà a causa di una spesa sanitaria eccessiva e oltre 1 miliardo di persone spendono almeno il 10% del loro reddito familiare per l’assistenza sanitaria. Rispetto al Covid-19, nei Paesi a basso reddito solo il 20,3% della popolazione è immunizzata a fronte di una percentuale mondiale del 61,6% Inoltre, secondo gli ultimi dati dell’OMS , circa un miliardo di casi di malattie e milioni di decessi sono causati da zoonosi, ovvero da patogeni trasmessi dagli animali alle persone. Tale contesto pone numerose e variegate sfide. La pandemia ha inequivocabilmente mostrato come sia indissolubile il legame tra protezione della biodiversità, salute animale e salute umana. È pertanto necessaria una collaborazione multidisciplinare e multisettoriale, anche nell’ambito della Ricerca e Sviluppo, volta a contrastare il diffondersi di malattie dovute a patogeni trasmessi dagli animali alle persone, a ridurne l’impatto e a colmare il gap vaccinale con i Paesi in via di Sviluppo. Fondamentale però è anche favorire il rafforzamento dei sistemi sanitari nazionali, attraverso l’appropriazione(ownership) delle strategie sanitarie, politiche coerenti ed efficienti per migliorare l’accesso, la copertura e la qualità dei servizi forniti. Parimenti, va rafforzata la resilienza dei sistemi sanitari locali che sono, insieme agli operatori sanitari e alle Organizzazioni della Società Civile, in prima linea quale essenziale rete di assistenza.
Un rafforzamento dell’architettura sanitaria globale, incentrata sul multilateralismo e su partenariati globali e volta principalmente a individuare nuovi meccanismi di finanziamento sostenibili da destinare alla salute globale ed in particolare alla prevenzione, protezione e risposta alle pandemie, continua ad essere una priorità. Dedicati e coordinati investimenti aggiuntivi per il miglioramento dei sistemi sanitari a livello nazionale, regionale, e mondiale possono colmare numerose criticità nella capacità collettiva di prevenire, individuare e controllare le epidemie, riducendo così drasticamente i costi di risposta. Altresì, razionalizzare gli interventi e le politiche degli attori può contribuire a ridurre l’impatto economico e sociale di una pandemia o di un’epidemia su larga scala e avere importanti spill-over positivi sulla copertura sanitaria universale e quindi sul raggiungimento dell’Obiettivo Sostenibile 3. La Task Force Congiunta Finanze-Salute del G20 è stata istituita sotto la Presidenza italiana del G20 nel 2021 proprio con l’obiettivo di esplorare un nuovo meccanismo per facilitare il finanziamento adeguato, duraturo ed efficace a lungo termine della prevenzione, preparazione e risposta alla pandemia. La Task Force sta discutendo l’istituzione di un Financial Intermediary Fund dedicato alla PPR, che sia complementare alle iniziative già esistenti. Parallelamente, la Task Force ha iniziato una discussione su quale forma possa avere un più efficace coordinamento permanente tra la filiera Salute e quella Finanze, al fine di contribuire ad una migliore allocazione delle risorse sia durante una crisi che durante “tempi di pace” al fine di migliorare la prevenzione e preparazione, globalmente e a livello di singoli paesi e regioni. Queste discussioni sono prioritarie in questa fase, dal momento che i ritorni sugli investimenti in PPR pandemica sono tra i più alti possibili, considerando i costi cui andrebbe incontro la comunità in caso di preparazione inadeguata. Per quanto riguarda la risposta alle crisi, l’esperienza dell’ACT-Accelerator fornisce linee di riflessione e azione futura per la salvaguardia della salute come bene pubblico globale.
Coopera Talk | Condotto da African Medical and Research Foundation – Amref Health Africa.
Video messaggio.
SALA CHORUS
Side Event. Cooperazione e disabilità: disability mainstreaming per i diritti delle persone con disabilità
Promosso da CINI, AOI, Link 2007 in collaborazione con RIDS e AICS
SALA PLENARIA
Side Event: “Gli strumenti della finanza sostenibile per investimenti a impatto nei Paesi partner”.
Promosso da AICS.
Coopera Village ai Giardini di Castel Sant’Angelo – Performance di artisti e musicisti
Donpasta presenta Food Sound System
Musica:
VENERDÌ 24 GIUGNO
ORE 9:30 – 10:30
PRIMA PARTE
Finanza per lo sviluppo. Risorse e strumenti oltre l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo
Moderatrice: Ilaria Sotis
NOTE DI INQUADRAMENTO
La pandemia da COVID-19 e le conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina hanno acuito ulteriormente il gap tra le risorse necessarie e quelle disponibili per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), rendendo ancor più evidente che i fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) non sono sufficienti per affrontare adeguatamente le sfide della crescita sostenibile dei Paesi in via di sviluppo. È necessario quindi individuare nuove risorse e nuovi attori. I fondi della finanza pubblica ed il capitale delle istituzioni finanziarie internazionali per lo sviluppo, come ribadito nell’Action Agenda di Addis Abeba (2015), devono essere integrati con i flussi finanziari privati, le risorse domestiche (tassazione), il commercio come motore dello sviluppo, le rimesse delle diaspore e i meccanismi innovativi di finanziamento. Non si tratta però solo di volume di risorse. La Finanza per lo Sviluppo Sostenibile (FFSD) deve operare nel rispetto dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) al fine di contribuire al raggiungimento degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile (OSS) previsti dall’Agenda 2030.
In un contesto in cui numerosi paesi in via di sviluppo hanno una limitata capacità di mobilizzare risorse fiscali interne, la finanza e gli investimenti pubblici possono rappresentare una fonte catalizzatrice di risorse addizionali sia per il capitale privato locale che estero. Al contempo, un progressivo rafforzamento dei sistemi nazionali di tassazione è essenziale per finanziare i propri obiettivi di sviluppo, per ridurre la dipendenza da capitali esteri e dall’APS e fare fronte in maniera sostenibile al servizio del debito. In quest’ottica, strategie nazionali finanziarie elaborate sulla base delle priorità locali, come i Framework a livello Paese per la finanza integrata (Integrated National Financial Frameworks/INFF), possono rappresentare utili strumenti per il raggiungimento degli OSS, nel rispetto dei principi dell’ownership, del “do no harm” e dell’imperativo del “non lasciare indietro nessuno”. I Ministri dello Sviluppo del G20, nella prima riunione in questo formato tenutasi a Matera il 29 giugno 2021, su impulso dell’Italia, hanno riconosciuto la validità di questo approccio e ne hanno incoraggiato l’adozione.
Uno degli elementi imprescindibili per un’efficace finanza per lo sviluppo sostenibile è la mobilizzazione delle risorse del settore privato. Quest’ultimo ha infatti a disposizione un potenziale sempre più variegato di strumenti innovativi di finanziamento, come i meccanismi di blending, le obbligazioni per gli OSS (SDG bonds), le obbligazioni sostenibili (green and social bonds), quelle emesse dalla diaspora (diaspora bonds) e le garanzie. Al fine di massimizzare le risorse del settore privato è necessario comprendere l’impiego ottimale degli strumenti finanziari offerti dal mercato, in particolare nei Paesi più fragili e meno sviluppati dove i mercati sono volatili e poco strutturati, i rischi sono maggiori ed è necessario incentivare gli investimenti con operazioni di de-risking.
Per contribuire ad una crescita sostenibile, equa ed inclusiva nelle economie in via di sviluppo, come previsto dall’Agenda 2030, e dare seguito agli impegni internazionali sul clima è auspicabile che le istituzioni europee e internazionali per lo sviluppo rafforzino il coordinamento tra loro. Maggiori sinergie aiuterebbero infatti ad incrementare l’impatto delle loro operazioni, potenziando l’utilizzo del blending, delle garanzie e di altri strumenti di mitigazione del rischio (e.g. copertura dai rischi politici). Nella panoramica degli strumenti a disposizione del sistema internazionale per raggiungere
gli obiettivi di sviluppo non si può tralasciare la recente emissione da parte del Fondo Monetario Internazionale di Diritti Speciali di Prelievo (Special Drawing Rights/SDR). La decisione di alcuni dei paesi maggiormente beneficiari di tale emissioni, tra cui l’Italia, di destinare una quota di questi SDR a favore dei paesi più vulnerabili costituisce un ulteriore strumento per generare risorse aggiuntive.
La Finanza per lo Sviluppo Sostenibile può sicuramente stimolare la crescita e contribuire al raggiungimento degli OSS, integrando l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, a patto che le risorse a disposizione vengano utilizzate in maniera efficace ed efficiente e questo dipende in gran parte dalla buona governance, dalla gestione efficiente delle finanze pubbliche, da istituzioni forti a livello settoriale e da solide politiche nazionali anche in materia di investimenti.
ORE 10:30 – 11:30
SECONDA PARTE
La sfida della crescita sostenibile ed inclusiva
Coopera Talk | Un viaggio nella realtà urbana musicale contemporanea senegalese, tra integrazione e industrie creative
Presentazione del documentario “Feneen” con Leuz Diwane G e F.U.L.A.
NOTE DI INQUADRAMENTO
La crescita economica è una condizione necessaria ma non sufficiente per ridurre la povertà e le disuguaglianze. Per questo essa deve essere anche inclusiva, ovvero permettere la partecipazione di tutti i soggetti attivi di un paese, e sostenibile, ovvero rispettosa della dimensione ambientale. L’istruzione, l’occupazione e il lavoro dignitoso sono al centro della crescita sostenibile, emblema della Prosperità auspicata da Agenda 2030, e si combinano sinergicamente con la dimensione sociale e ambientale degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili.
Non esistono modelli standardizzati, applicabili a tutti i contesti, in grado di assicurare la crescita sostenibile ed inclusiva dei Paesi: importanti riforme istituzionali ed economiche e contributi finanziari e di innovazione sono necessari in tutti i settori dell’economia. Nel rispetto delle peculiarità locali, esiste però un consenso sul fatto che investire nella formazione professionale e nel rafforzamento dei sistemi agro-alimentari sia fondamentale per creare lavoro, stimolare la crescita e quindi, in ultima istanza, favorire lo sviluppo.
Durante la Presidenza italiana del G20, rinnovando il suo impegno per sistemi alimentari sostenibili, l’Italia ha promosso l’adozione da parte dei Ministri degli Esteri e dello Sviluppo, riuniti per la prima volta nella storia del G20, della Dichiarazione di Matera sulla sicurezza alimentare, la nutrizione e i sistemi alimentari, uno strumento che ad un anno di distanza continua a essere una mappa per l’azione globale.
Nel contesto attuale, in cui la crisi alimentare internazionale causata dalla guerra in Ucraina si delinea in tutta la sua drammatica evidenza colpendo i Paesi più fragili, spesso dipendenti da importazioni di grano e altri prodotti alimentari da Russia e Ucraina, è ancora più importante intervenire per riprendere il cammino virtuoso verso l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 2 (Fame Zero), già reso più difficile dalla pandemia e dalle sue conseguenze, e per rilanciare l’agricoltura e le filiere agroalimentari come strumento di crescita, sviluppo e contrasto alla diseguaglianza.
Parimenti, il settore della salvaguardia del patrimonio culturale può rappresentare un volano per l’economia e creare importanti sbocchi occupazionali sia per la tutela vera e propria dei siti, sia per la conseguente promozione del turismo e dell’infrastruttura ad esso collegato. La cultura, infatti, favorisce lo sviluppo economico, la produzione locale e la creazione di lavoro. Le conseguenze della sua salvaguardia e promozione
però sono ben più ampie, poiché essa svolge un ruolo cruciale anche nel promuovere la coesione sociale, la libertà di espressione, la costruzione dell’identità, la responsabilizzazione civile e il dialogo interculturale. La cultura quindi contribuisce alla crescita inclusiva e sostenibile non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto rafforzando le comunità e contribuendo alla costruzione di società resilienti, pacifiche e stabili.
L’Italia, da sempre leader nei settori dell’agricoltura e della salvaguardia del patrimonio culturale, pone il suo know-how e il suo valore aggiunto in questi ambiti al servizio della cooperazione allo sviluppo e investe per fornire alle persone, e soprattutto ai giovani e alle donne, le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per stimolare l’imprenditorialità delle piccole e medie imprese in due dei settori più legati all’identità italiana. In stretto raccordo e attraverso l’operato delle organizzazioni internazionali e dei numerosi attori del sistema paese, la Cooperazione Italiana si adopera per sostenere il settore agroalimentare in maniera sostenibile per le comunità locali, per produrre più cibo, di qualità migliore, a prezzi accessibili e senza compromettere l’ambiente. Parallelamente, il settore della protezione del patrimonio culturale offre un ambito privilegiato per combinare lo sviluppo economico, la cultura identitaria e la sostenibilità, attraverso l’azione coordinata e coerente di Università, settore privato, OSC e Organizzazioni Internazionali.
Coopera Talk | Gestione del patrimonio culturale come opportunità di crescita economica: ampliare le conoscenze e sostenere la creazione di reti internazionali di professionisti”
Condotto dal Direttore della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali, Alessandra Vittorini
Coopera Talk | Ricerca responsabile per lo sviluppo locale: prosperità per le persone e rispetto del pianeta”
Condotto da CRUI, Coordinatore Rete Comitato Universitario per la Cooperazione allo Sviluppo, Prof. Guido Zolezzi, Università degli studi di Trento
Moderatrice: Donatella Bianchi
Coopera Talk | “Tecnologia italiana al servizio della prevenzione dei rischi in campo ambientale”
Condotto dal Presidente di Cima Foundation Luca Ferraris
NOTE DI INQUADRAMENTO
Sullo sfondo di una crisi globale dovuta al cambiamento climatico e di un’emergenza, anch’essa globale, causata dalla pandemia, l’aggressione russa all’Ucraina ha alterato gli equilibri energetici mondiali ed europei, causando forti rialzi dei prezzi di petrolio, gas, carbone e minerali e, indirettamente, dell’elettricità, oltre che di beni, servizi e generi alimentari a livello mondiale. Tali conseguenze sono state avvertite ovunque, ma, forse con un impatto peggiore, nei Paesi in Via di Sviluppo. In tale contesto, la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, la lotta al cambiamento climatico e la transizione energetica hanno acquisito rilevanza ed urgenza ancora maggiori, diventando degli imperativi improcrastinabili per uno sviluppo inclusivo, equo e sostenibile che “non lasci nessuno indietro”. Il raggiungimento di zero emissioni nette entro il 2050 garantirebbe infatti, al contempo, la sicurezza, l’accessibilità e la stabilità dei mercati energetici e ridurrebbe i rischi per il clima associati alla dipendenza dalle fonti fossili, preservando la competitività industriale e tutelando i consumatori finali. La transizione energetica inoltre sarebbe un utile strumento per lottare contro le conseguenze dovute al cambiamento climatico, quali il degrado del suolo, la desertificazione, l’uso insostenibile della risorsa idrica, ma anche per contrastare gli effetti sociali ed economici ad esso associati, come l’aumento dei migranti economici, lo scontro per l’accaparramento della terra fertile e l’aumento della povertà e della diseguaglianza nell’accesso ai servizi primari. La rivoluzione verde è quindi un traguardo obbligatorio anche al fine di contrastare la fame e la denutrizione, attraverso la promozione di un’agricoltura sostenibile e basata sui principi dell’economia circolare.
Tali sfide, complesse e globali, richiedono politiche nazionali e internazionali basate su un approccio inclusivo, sostenibile e giusto. Ciò presuppone uno sforzo congiunto di tutti gli attori in termini anche finanziari, cui devono contribuire principalmente il settore privato, le Banche di Sviluppo e i Paesi industrializzati, senza sottovalutare il contributo delle organizzazioni della società civile locale e internazionale. In questo senso, l’Italia, in occasione della sua Presidenza G20, si è impegnata per sostenere i PVS nel contrasto ai cambiamenti climatici, istituendo uno strumento aperto anche a soggetti esterni, suscettibile quindi di mobilizzare capitali privati in uno sforzo comune verso la sostenibilità. La transizione però dovrebbe anche essere giusta, ovvero non avvenire a spese delle categorie più vulnerabili, più sensibili agli effetti del cambiamento climatico. Quest’ultimo, infatti, ha anche un forte impatto sociale e sempre più evidenti legami con la povertà e la disuguaglianza, che rendono necessaria l’adozione di misure di adattamento e di mitigazione del clima, in modo da compensare le perdite subite da specifiche regioni, industrie e paesi. La rivoluzione verde, inoltre, deve far perno sull’agricoltura sostenibile all’interno dell’economia circolare, su pratiche agricole resilienti ai cambiamenti climatici, sull’introduzione di tecnologie e protocolli per il miglioramento della produzione e della qualità del cibo, per la trasformazione e conservazione sostenibile delle risorse naturali locali e per la riduzione dello spreco alimentare come strumento volto a garantire la sicurezza alimentare.
La Cooperazione allo Sviluppo e l’aiuto umanitario, per cui ambiente, clima ed energia sono settori prioritari, assumono un ruolo cruciale e interconnesso. In questo ambito è necessario che un numero sempre maggiore di iniziative di sviluppo includa obiettivi di tutela dell’ambiente, lotta al cambiamento climatico, conservazione della biodiversità, contrasto della desertificazione e che si realizzino interventi volti a ridurre e gestire efficacemente i rischi derivanti da disastri naturali e da eventi climatici estremi. In queste attività sarà essenziale contribuire allo sviluppo di capacità e alla creazione o al rafforzamento di strutture nazionali o locali nonché alle attività di valutazione dei rischi, di prevenzione e allerta. Soprattutto nei Paesi meno avanzati e più vulnerabili, caratterizzati da economie prevalentemente agricolo-pastorali e dipendenti da combustibili fossili, il contributo del Sistema della Cooperazione Italiana può essere fondamentale per promuovere, come strumento di contrasto al cambiamento climatico e impulso alla transizione energetica, lo sviluppo del settore agroalimentare diversificato ed ecologicamente sostenibile, la resilienza delle comunità locali e l’accesso a fonti energetiche convenienti, affidabili, rinnovabili e sostenibili.
Pausa
SALA CHORUS
Side Event. “Il primo Piano nazionale per la coerenza delle politiche: impegni e opportunità”
Promosso dal Gruppo di Lavoro 1 del CNCS
SALA PLENARIA
Side Event. “La Cooperazione: un interesse di tutti, un’occasione per il profit? Esperienze a confronto”.
Promosso dal Gruppo di Lavoro 3 del CNCS
Coopera Talk | Formazione istituzionale e Educazione Transnazionale come strumento di diplomazia scientifica nel lungo periodo
Condotto da CRUI, Prof.ssa Giorgia Giovannetti, Università degli studi di Firenze
Moderatore: Vice Direttore tecnico AICS, Leonardo Carmenati
Coopera Talk | “SISTAKE: una piattaforma digitale innovativa per il Sistema della cooperazione”
Condotto dal Responsabile rapporti istituzionali e comunicazione dell’AICS, Emilio Ciarlo
NOTE DI INQUADRAMENTO
Cooperare vuol dire lavorare, progettare, crescere insieme. Costruire partnership tra istituzioni e soggetti di cooperazione, con i Paesi e le comunità in cui si opera è importante quanto costruire sinergie e politiche coerenti che si riflettano in azioni interconnesse tra chi promuove progetti e investe risorse. L’Agenda 2030 dedica alla partnership l’Obiettivo 17, l’ultimo, quello più trasversale tra tutti gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, perché se si si vogliono raggiungere i traguardi dell’agenda dello sviluppo sostenibile i partenariati fondati su una visione comune, su principi e valori condivisi, tra governi nazionali e locali, società civile e settore privato sono necessari, essenziali. Dal
momento che il nostro sistema di cooperazione non si limita agli attori istituzionali ma è ricco di protagonisti ed esperienze – pubbliche e private, profit e non profit – è essenziale costruire, nello stesso stile di coerenza, partnership vincenti per una crescita sostenibile e inclusiva che in Italia e nei Paesi partner seguano lo stesso tracciato.
Moderatore: Vice Direttrice Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, Laura Aghilarre
Video conclusivo: Highlights delle due giornate
Interventi di
Conclusione dei lavori:
Vice Ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Marina Sereni